Università adriatica di bari

La Facoltà di Medicina e Chirurgia

Il primo decennio

Numero degli Istituti
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Numero dei professori
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Numero degli iscritti
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Dati riferiti all’a.a. 1934-35

Il primo de­cennio di vita dell’Università barese fu un momento intenso di defini­zione non solo degli ambiti di studio specifici e di tesaurizzazione del patrimonio strumentale per la ricerca e la didattica, ma anche di indivi­duazione di definite forme di interazione con la comunità locale, sia per l’organizzazione degli interventi di politica sanitaria in favore della so­cietà civile che di sviluppo del capitale intellettuale intrinseco. Gli isti­tuti e le cliniche, i laboratori e i musei, le associazioni, le leghe e le società (prima fra tutte l’Accademia delle Scienze) si costituirono – alcuni solo in germe – in questo breve lasso di tempo.

Per quanto riguarda le interazioni disciplinari e gli equilibri di potere all’interno del palazzo Ateneo, si registrò all’inizio degli anni Trenta un ulteriore attacco alla Clinica medica con l’obiettivo di erodere la sua preminenza sugli altri settori. Il rettore Giuseppe Mariani, ordinario di Clinica dermosifilopatica, accolse le richieste avanzate dai direttori delle Cliniche neuropatologica e chirurgica, che occupavano due sezioni al secondo piano dell’Ateneo,  di aumentare i posti letto a loro disposizione e di riorganizzare i reparti. A questo scopo furono ridotte le stanze assegnate alla Clinica medica, che si trovava sullo stesso piano. In particolare alla Clinica neuropatologica fu attribuito il locale adibito a laboratorio della Clinica medica attiguo alla direzione e questi locali furono convertiti nel reparto di degenza per gli uomini (in questo modo si riusciva anche a creare maggiore separazione tra gli uomini e le donne ed evitare problemi di promiscuità). La Clinica chirurgica si appropriò di alcune stanze oscure e di quelle utilizzate dagli assistenti della Clinica medica e le trasformò in sale di degenza, aumentando la disponibilità di posti letto. Le apparecchiature che si trovavano nei locali ceduti dalla Clinica medica furono sistemate in altre stanze o della Patologia medica o della Terapia fisica. L’apparecchio a raggi x di quest’ultimo Istituto andò a Ortopedia, che era legato alla Clinica chirurgica. In definitiva, la Clinica medica fu ridimensionata e ridotta la sua disponibilità di ricerca; mentre si ampliava la capacità assistenziale delle altre due Cliniche dell’Ateneo.

Augusto Stefanelli
Augusto Stefanelli

Nel 1931 l’Istituto di Zoologia e anatomia comparata fu affidato al leccese Augusto Stefanelli, che qualche anno dopo ottenne la conferma come ordinario e fu promosso alla cattedra di Biologia e zoologia generale compresa la genetica e la biologia delle razze. Grazie alla sua intraprendenza l’istituto, che al suo arrivo era insufficiente sia alle necessità della didattica che alla ricerca, fu ampliato, sottraendo spazio all’Istituto di Botanica. Il docente chiese locali per i docenti, per la biblioteca e il museo, vasche per gli acquari, un laboratorio per la microfotografia, uno stabulario, una sala per le esercitazioni. Inoltre, fece acquistare alcune preparazioni eseguite dal naturalista leccese Liborio Salomi, docente di storia naturale al Liceo “Costa” di Lecce, paleontologo, geologo ed esperto preparatore di reperti zoologici su committenza di privati, scuole e università in Italia e all’estero. Nel 1950, quando la direzione passò per incarico a Bernardo Terio, fu inaugurato il nuovo museo di Zoologia, che presentava anche una collezione di fauna esotica, acquistata dal generale Giuseppe Lettini di Trani. 

Fin dai primi anni i direttori degli Istituti avevano cercato di ampliare i propri laboratori, ma anche di costituire delle raccolte di preparati ed esemplari da utilizzare a supporto della didattica. I primi musei universitari baresi avevano lo stesso ruolo dei laboratori e dei gabinetti nell’organizzazione delle attività all’interno degli Istituti e spesso ne condividevano i locali e gli arredi. Nel primo decennio di vita dell’Università erano stati creati il Museo zoologico, il Museo di fisica, il Museo anatomico, il Museo di anatomia e istologia patologica, il Museo di anatomia-patologia odontoiatrica (collocati nell’Ateneo), il Museo ginecologico-ostetrico (presso l’ospedale San Pietro). L’Orto botanico fu stabilito già nel 1925 nei giardini recintati intorno all’Ateneo, ceduti in uso all’Università dalla Regione e dal Comune. Nel 1934 andò distrutto per la formazione della piazza antistante il palazzo delle Poste.

Museo di anatomia

     Nello schema sono riportati i nomi degli Istituti della Facoltà di Medicina e Chirurgia, che si trovavano nel palazzo Ateneo nel 1935 (in giallo).     Le caselle in bianco rappresentano gli Istituti e le Cliniche esterne.

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P.zza Umberto I, 1

70121  –  Bari

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