Università adriatica di bari

La Facoltà di Medicina e Chirurgia

Il 1926

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Numero degli Istituti
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Numero dei professori
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Numero degli iscritti

Dati riferiti all’a.a. 1925-26

Una riforma effimera

L’impianto della Facoltà di Medicina e Chirurgia fu epurato dopo la partenza del rettore Nicola Pende di alcune delle più importanti novità da lui introdotte

Il primo riassetto dato all'organizzazione degli studi medici, attuato nel 1926, riportò in carreggiata il progetto della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Bari

Alla partenza del primo rettore, Nicola Pende, tutti gli elementi di novità su cui puntava il progetto della nuova Facoltà di Medicina e Chirurgia di Bari furono irrimediabilmente inabissati. I nuovi organi direttivi fecero deliberare la soppressione della cattedra di ruolo di Biologia generale, su cui Pende aveva puntato l’attenzione, considerandola “la grande guida del pensiero medico moderno”. Essa fu sostituita da un corso affidato per incarico (Istologia ed Embriologia generale), aggregato alla cattedra di Anatomia umana normale. L’Istituto sparì e gli altri docenti chiesero di averne le stanze.

Nello stesso modo fu soppresso l’insegnamento (tenuto il primo anno da Pende) di Metodologia clinica, materia – a parere del chirurgo Nicola Leotta – troppo complessa per essere esaurita in un corso, sostituito dalla Semeiotica medica. L’insegnamento, aggregato alla Clinica medica fu reso obbligatorio per frequenza, ma non per esame. Inoltre, si modificò la denominazione e si ridimensionarono contenuti e portata dell’insegnamento di Terapia fisica, che divenne Radiologia ed Elettroterapia, aggregato invece che alla Clinica medica, come Pende aveva voluto, a quella chirurgica. La Fisiopatologia della crescenza (altro corso a cui Pende teneva in maniera particolare, inquadrandolo nell’ambito degli studi volti alla prevenzione delle anomalie costituzionali) cambiò denominazione in Puericultura. La preminenza della Clinica medica sugli altri ambiti disciplinari in questo modo venne ridotta.

Furono rese indipendenti la Patologia speciale chirurgica e l’Ortopedia, che l’anno prima erano solo corsi interni alla Clinica chirurgica. I nuovi Istituti mantennero un legame con la Clinica da cui erano derivati.

Il chirurgo Nicola Leotta riuscì a centralizzare uno spettro di materie che avevano una certa affinità tra loro, potenziando il suo ambito disciplinare e il suo peso accademico; pur tuttavia non creò uno stimolo al lavoro in comune tra i docenti. Al contrario, questi dovevano accettare le condizioni imposte dal direttore, che si garantiva la priorità per sé e per i suoi assistenti dell’uso dei laboratori e della sala operatoria.

Dopo un anno di vita dieci istituti della Facoltà avevano cambiato il proprio direttore, poiché molti docenti, direttamente chiamati da Pende, si erano trasferiti alla sua partenza. Due Istituti erano stati soppressi e tre si erano aggiunti. 

La dislocazione spaziale degli Istituti nel palazzo Ateneo mutò. Concessa la seconda Facoltà, quella di Giurisprudenza, si  sgombrarono con la forza gli ultimi locali che erano assegnati al Liceo-Convitto di Bari, per attribuirli al nuovo corso. Altri spostamenti avvennero al pianterreno per liberare altre stanze per la nuova Facoltà. Questa occupò parte del lato principale del palazzo, che si affacciava su piazza Umberto I e l’intero lato su via Nicolai.

Nello schema seguente sono riportati i nomi degli Istituti della Facoltà di Medicina e Chirurgia, che si trovavano nel palazzo Ateneo nel 1926 (in giallo). Le quattro caselle in basso rappresentano le Cliniche che erano state collocate nell’Ospedale San Pietro e nell’Ospedaletto dei bambini.

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70121  –  Bari

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